Pause, momenti, attimi, riflessioni. Avete mai quei lampi – che durano dai due ai tre nanosecondi – … quei secondi da: mollo tutto e vado! Beh io sì, pesano a volte certe scelte, pesano come macigni. “Per ogni cosa che scegliamo ne perdiamo molte altre”. (Mattia Signorini)
E proprio in un giorno così, uno di quelli da: mollo tutto e vado; passato, lontano o vicino – questo non cambia ai fini del mio racconto – in cui una di queste scelte è stata fatta, in crisi con me stessa con il mondo, pronta a darmi una scrollata di spalle, per rimettermi in corsa, proprio in una di quelle giornate ascoltando Fabio Volo su RadioDeejay … mi illumino!
Mi illumino perché sta leggendo una poesia – da quanto tempo la velocità del godere mi porta alla lettura di solo prosa, da quanto non leggo più Evtušenko, da quanto non mi perdo più col pensiero nelle poesie di Neruda –
Mi illumino perché conosco molto bene l’autore.
Mi illumino perché in quel momento è la mia poesia, – ma se volete dopo averla letta sarà la vostra –
Mi illumino perché mi rendo conto che non sono sola e che come me migliaia di donne molto spesso, troppo spesso, scrollano le spalle e voltano pagina.
Mi illumino perché anche se siamo troppo spesso le une contro le altre, siamo unite da un comune destino.
Mi illumino per tutti quei momenti in cui tutte le donne almeno una volta nella loro forte e fragile vita chiudono un capitolo, voltano pagina e ripartono per affrontare quello successivo.
Questa poesia è tratta da un una trasmissione radiofonica di Jack Folla, fortunato personaggio ideato dallo scrittore Diego Cugia (consiglio: “NO” di Diego Cugia) e … nulla, leggetela e basta, se siete al PC – come è logico visto che mi state leggendo in diretta – andate su Youtube e mettete in sottofondo “She’s always a woman” di Billy Joel.
Questa volta per voi ho prima ascoltato e poi letto.
Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola….Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita.
Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre….”io sto bene così, sto bene così, sto meglio così”…e il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete. Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze. Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore….”perché faccio così?”…”com’è che ripeto sempre lo stesso schema?”…”sono forse pazza?”…Se lo sono chiesto tutte. E allora… vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova “te”, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa… E’ un’avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli.
Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…”attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi… ma soprattutto per noi stesse…”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa. E’ la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.
Vi lascio uomini e donne solo con un pensiero: noi donne abbiamo rinascite naturali e rinascite forzate. Ad iniziare dall’adolescenza, per passare allo sviluppo fisico, alla rinascita del corpo di una donna quando aspetta un figlio e poi, dopo quando lo partorisce, quando lo allatta. Nel momento in cui ci si stacca da loro e ci si rimette in moto per rimodellare il corpo, per tornare ad essere donne oltre che madri. Per tornare ad essere amanti oltre che tutrici. Quante di voi almeno una volta nella vita, si sono sentite così?
Oggi o ieri o un mese fa o forse un po’ di anni or sono, quando mi è capitato di ascoltare questa poesia … stavo andando dalla mia amica Cristina … e per chi la conosce (ciao Cris!) sa che questo presagiva … un nuovo taglio di capelli J.
TITOLO: La Rinascita Delle Donne
TITOLO ORIGINALE: idem
AUTORE: Diego Cugia alias JeckFolla







