LA RINASCITA DELLE DONNE

Pause, momenti, attimi, riflessioni. Avete mai quei lampi – che durano dai due ai tre nanosecondi – … quei secondi da: mollo tutto e vado! Beh io sì, pesano a volte certe scelte, pesano come macigni. “Per ogni cosa che scegliamo ne perdiamo molte altre”. (Mattia Signorini)

E proprio in un giorno così, uno di quelli da: mollo tutto e vado; passato, lontano o vicino – questo non cambia ai fini del mio racconto – in cui una di queste scelte è stata fatta, in crisi con me stessa con il mondo, pronta a darmi una scrollata di spalle, per rimettermi in corsa, proprio in una di quelle giornate ascoltando Fabio Volo su RadioDeejay … mi illumino!

Mi illumino perché sta leggendo una poesia – da quanto tempo la velocità del godere mi porta alla lettura di solo prosa, da quanto non leggo più Evtušenko, da quanto non mi perdo più col pensiero nelle poesie di Neruda –

Mi illumino perché conosco molto bene l’autore.

Mi illumino perché in quel momento è la mia poesia, – ma se volete dopo averla letta sarà la vostra

Mi illumino perché mi rendo conto che non sono sola e che come me migliaia di donne molto spesso, troppo spesso, scrollano le spalle e voltano pagina.

Mi illumino perché anche se siamo troppo spesso le une contro le altre, siamo unite da un comune destino.

Mi illumino per tutti quei momenti in cui tutte le donne almeno una volta nella loro forte e fragile vita chiudono un capitolo, voltano pagina e ripartono per affrontare quello successivo.

Questa poesia è tratta da un una trasmissione radiofonica di Jack Folla, fortunato personaggio ideato dallo scrittore Diego Cugia (consiglio: “NO” di Diego Cugia) e … nulla, leggetela e basta, se siete al PC – come è logico visto che mi state leggendo in diretta – andate su Youtube e mettete in sottofondo “She’s always a woman” di Billy Joel.

Questa volta per voi ho prima ascoltato e poi letto.

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola….Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita.

Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre….”io sto bene così, sto bene così, sto meglio così”…e il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete. Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.

E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze. Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore….”perché faccio così?”…”com’è che ripeto sempre lo stesso schema?”…”sono forse pazza?”…Se lo sono chiesto tutte. E allora… vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova “te”, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa… E’ un’avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli.

Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…”attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi… ma soprattutto per noi stesse…”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa. E’ la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.

Vi lascio uomini e donne solo con un pensiero: noi donne abbiamo rinascite naturali e rinascite forzate. Ad iniziare dall’adolescenza, per passare allo sviluppo fisico, alla rinascita del corpo di una donna quando aspetta un figlio e poi, dopo quando lo partorisce, quando lo allatta. Nel momento in cui ci si stacca da loro e ci si rimette in moto per rimodellare il corpo, per tornare ad essere donne oltre che madri. Per tornare ad essere amanti oltre che tutrici. Quante di voi almeno una volta nella vita, si sono sentite così?

Oggi o ieri o un mese fa o forse un po’ di anni  or sono, quando mi è capitato di ascoltare questa poesia … stavo andando dalla mia amica Cristina … e per chi la conosce (ciao Cris!) sa che questo presagiva … un nuovo taglio di capelli J.

TITOLO: La Rinascita Delle Donne

TITOLO ORIGINALE: idem

AUTORE: Diego Cugia alias JeckFolla


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FISH (scegli il tuo spirito, oggi puoi scegliere :-) :-()

Io ci provo…

E’ difficile commentare un libro come “FISH”, difficile perché se lo si spiega si avrebbe la tendenza a salire in cattedra e mille volte ho detto che vorrei stimolare la lettura e non giudicare o insegnare o criticare…

Leggerò perciò per voi alcuni passi importanti del libro. Importanti per una filosofia di vita non solo nella sfera lavorativa – per la quale probabilmente “FISH” è stato creato -, ma anche nell’ambito personale.

Amare quello che si fa, farlo con positività, amore, pensando agli altri e non solo a noi stessi.

Sorridi che la vita ti sorride e se la vita ti sorride ti restituisce con gli interessi quello che ti meriti – nel bene :-) e nel male :-( -.

Alcune, poche, piccole regole che ci possono aiutare a vivere meglio, ad andare volentieri al lavoro, ad ascoltare il collega, ma anche l’amico o il fratello, con importanza e dedizione.

Alla fine capirete che costa poco e rende moltissimo … quasi una vita.

Il libro è fantastico, ma una delle frasi più belle il cui significato è il sunto totale delle motivazioni per le quali il libro è stato scritto è questa: D’estate lasciamo aperti i finestrini della nostra auto nel parcheggio aziendale non per evitare di surriscaldarla, ma perché solo il sessanta per cento della nostra persona entra in ufficio. Il resto lo lasciamo nell’auto per tutto il giorno e ha bisogno d’aria per respirare. Non sarebbe meglio se riuscissimo a portare al lavoro il per cento di noi? – ma anche nei rapporti di coppia, con i figli, con gli amici, i genitori ….

Il lavoro, la vita di coppia, i figli … tutto è una sfida e va affrontata costruendo giorno dopo giorno il futuro.

Piantando una piccola piantina non si può pensare che cresca da sola, ci vuole acqua, luce, concime, posizione giusta, nemmeno quando sarà una pianta con forti radici attecchite si può pensare di lasciare che cresca sola, bisogna lavorarci, bisogna continuare a sostenerla, aiutarla…

Per la piantina, come per la vita di coppia, o per la crescita dei figli o per la riuscita di un lavoro … ci vuole un quotidiano e costante impegno.

Sapete perché si dice che fa bene parlare alle piante ? Perché parlando noi emettiamo anidride carbonica, che fa molto bene alle piante. Sapete perché in ufficio e in casa c’è bisogno dei vostri sorrisi? Perché quel sorriso nutre gli altri, può far cambiare la giornata ad un collega, può renderlo felice e quindi più produttivo, può decidere, dopo il vostro sorriso, di essere più gentile con un altro collega, o con un cliente lamentoso, o con un fornitore importante che a sua volta magari vi farà un po’ di sconto perché si sente apprezzato e alla fine la vostra azienda ne trarrà benefici.

Poche semplici regole che mi hanno regalato un diverso punto di vista, spero lo trasmettano anche a voi:

SCEGLI IL TUO SPIRITO

OGGI PUOI SCEGLIERE

:-) :-(

:-) “Tutti noi possiamo imparare ad amare quello che facciamo, anche se ora come ora non stiamo facendo esattamente quello che ci piacerebbe.”

:-( “la negatività si trasmette facilmente…”

:-( “Dava ordini, interrompeva a metà discorso i suoi interlocutori, e poi aveva la fastidiosa abitudine di interpella i suoi collaboratori, senza preavviso e con un insopportabile atteggiamento paternalistico, sullo stadio di avanzamento dei vari progetti.”

:-( “(…)la maggior parte del lavoro (…) è banale e ripetitivo. Ma ciò nondimeno si tratta di un lavoro importante. (…) mai un contatto diretto con i clienti, ma se commettiamo un errore il cliente si irrita e i colleghi ci subissano di critiche; se invece eseguiamo con diligenza le nostre mansioni, nessuno se ne accorge.”

:-) “Esiste sempre una scelta sul modo di fare il proprio lavoro, anche se manca la scelta sul tipo di lavoro in sé. Possiamo decidere lo spirito con cui recarci al lavoro”.

  1. SCEGLIERE IL PROPRIO SPIRITO

:-( “se arriviamo con animo depresso la nostra giornata sarà depressa. Se il nostro atteggiamento è scontroso, irriteremo colleghi e clienti”.

:-) “Al contrario, l’umore può essere solare, giocoso e allegro, e allora vivremo una giornata splendida(…)”.

:-( “Le aziende non sono delle prigioni. Siamo noi che a volte ne facciamo delle prigioni per come scegliamo di lavorarci.”

:-) Ricordiamoci che “ognuno di noi è un artista … In ogni nostra scelta, ogni giorno, creiamo un’opera d’arte unica”.

:-( “la vita è troppo preziosa per limitarsi ad attraversarla fino alla pensione”.

:-) “Scegliere ogni giorno il proprio atteggiamento. Ti comporterai diversamente se sei in procinto di diventare famoso in tutto il mondo”.

  1. GIOCARE

:-) “Non fare tutto in modo formale, ma lasciare un margine di libertà”.

:-) “Il divertimento dà la carica”.

  1. ALLIETARE LA GIORNATA

:-) “Cerchiamo quanti più modi per creare ricordi memorabili (…), modi creativi per coinvolgere i nostri clienti”.

:-) “Chi sono i nostri e come possiamo coinvolgerli in modo da allietare loro la giornata?”.

  1. ESSERE PRESENTE

:-) “Essere presenti concentrati e pienamente coinvolti nel lavoro”.

:-) “Scrutano la folla e interagiscono con i clienti. Mi si rivolgono come se fossi una vecchia amica”.

:-) “Quando vi rivolgete alla persone dovete guardarle negli occhi, proprio come fossero i vostri migliori amici. Anche se intorno a voi ferve l’attività, voi continuate a occuparvi esclusivamente di loro”.

:-) “Quando sei presente dimostri considerazione per l’altra persona”.

“Le cose non migliorano se noi non decidiamo di farle andare meglio … e io voglio che le cose migliorino”.

Concluderei con una splendida frase di John Gardner sul “senso della vita”:

Il senso della vita è qualcosa che costruisci vivendo: a partire dalla tua storia, dai tuoi affetti, dall’esperienza umana che ti viene trasmessa, dal tuo talento e dal tuo sapere, dalle cose in cui credi, dalle cose e dalle persone che ami, dai valori per cui sei disposto a sacrificare qualcosa. Gli ingredienti ci sono tutti. Tu sei l’unico che può fonderli in quel disegno che sarà la tua vita. Fa che sia piena di dignità e di significato per te. Se sarà così, allora il bilancio dei successi e dei fallimenti sarà secondario”.

Questa volta me ne vado in punta dei piedi, non é libro da strilli e grida, questo è un libro da usare!  

TITOLO: Fish!

TITOLO ORIGINALE: Idem

AUTORE: Stephen C. Lundin, Harry Paul, John Christensen

CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer Editori S.P.A.

NR. PAGINE: 97

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UNDERSTATEMENT

Nell’Inserto Moda Donna del Sole 24 ore di martedì 22 febbraio 2011, mi sono imbattuta in un’intervista di Giulia Crivelli ad Alberta Marzotto. Giulia Crivelli ha pubblicato un libro sui must della moda, su quello che si deve e non si deve indossare o come cita il sottotitolo: “ dalla A alla Z tutti i luoghi comuni da sfatare sulla moda”.

Sinceramente? Quello che mi ha attratto dell’articolo è stata una bella definizione di UNDERSTATEMENT da molto tempo sono una sostenitrice di questo modo di vivere, un po’ in tutti i campi…nella moda, nell’atteggiamento in società, nell’amore…e solo oggi trovo un’interessante descrizione del mio pensiero.

Leggo per Voi:

“È la discrezione, con qualcosa in più. Un’idea che mi affascina, adesso più che mai. Forse perché c’è un significato estetico, ma anche etico, visto che oggi essere e apparire sono una affare solo: L’Understatement è l’esatto opposto dell’iperbole: è la rinuncia consapevole e testarda, all’esibizione plateale, allo scintillio farlocco, al glamour glitterato. E’ la scelta di un registro espressivo sobrio e pacato, lontano anni luce dalla caciara catodica e dall’esposizione totale, in streaming continuo, della cultura televisiva con la sua equivalenza, storta e discutibile, tra bontà e abbondanza”.

TITOLO: “Racconto la moda dalla A alla Z”

TITOLO ORIGINALE: idem

AUTORE: Giulia Crivelli + Alberta Marzotto

Inserito in quotidiani nazionali | 1 commento

Una favoletta per l’inverno e per l’estate

C’era una volta …

Diciamo

ieri sera

volava sul lungomare

e un poco più

al largo

Oh, dice, guarda

come si vede

il mio cuore

Ma proprio allora

glielo rubò

e s’innamorarono

e si riempì il cielo

ed il mare di

cuoricini

e tutti i rami

e gli alberi …

e tutta la spiaggia

si riempirono di cuori …

e tutte le navi

Lui cantava

e gli portò le farfalle

per fargli vedere

quanto erano belle

e gli disse quanto

sono belle le stelle …

E l’altro gli portò

una stella di mare …

per adornare il suo nido

“Devi vedere come

sono belli i fiori”

gli disse

“portami con te”

gli rispose

e lo portò

nel suo castello

e dalla finestra

vedeva il mare …

e piangeva

ed arrivò ancora

la nuvola che

diventò pioggia

ed acqua fino al mare

“perché te ne sei

andato

visto che ti amavo?”

“anch’io ti amo”

gli rispose

e gli regalò una

conchiglia per ascoltare

il mare

ed il tic tac del

suo cuore

E venne l’inverno

E venne la primavera

“mi sono ricordato di te”

gli disse

e il mare diventò

giardino

e la sera il cielo

diventò come il

mare

E così non erano

tristi

perché nulla poteva

dividerli.

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DEDICHE

Yesssss

Faccio riferimento alle coincidenze della vita…”Celestino docet”…e trovo un traît d’union fra la mia vita e …”cose”.

Scorro malvolentieri una rivista, il riassunto di gennaio di un magazine femminile alla quale sono abbonata – già faccio fatica a leggere le uscite programmate durante l’anno, adesso un riassunto delle puntate precedenti, noooo per favore – e mi rendo conto che in realtà in questa versione bignami, c’è pochissima pubblicità e … articoli interessanti :-O. Scorro fra gli articoli e cerco argomenti ai quali solitamente mi approccio un po’ più volentieri. Trovo un trafiletto simpatico … e all’interno di esso la foto di un libro, che nel contesto in cui è raffigurato poco centra, lo trovo, come dire … “fuori luogo” e per questo motivo desta la mia curiosità e … memorizzo mentalmente il titolo.

Due giorni dopo mi chiama un’amica, ci vediamo poco … ahimè molti interessi in comune, ma abitudini famigliari totalmente diverse. La cosa bella è che restiamo sempre in contatto e a Natale puntualmente ci facciamo un regalino. Anche nei periodi in cui:”Ah no quest’anno solo un regalo a mamma, papà e ai bimbi (…) beh lei nella lista c’è sempre. E’ una di quelle amiche che … come dire? Sai che ti stimano e che ci saranno sempre.

Ci vediamo per una pausa pranzo infrasettimanale e ci scambiamo i regali. Il suo regalo per me … il libro annotato mentalmente un paio di giorni prima!!! :-) e cmq poi non mi ha regalato un libro … TSE! Mi regala una dedica … alla quale è collegato il libro. Preso e pensato (puoi lavorarci sopra amica mia!) e dedicato a me: “Momenti di trascurabile felicità: le ‘Letture ad alta voce’ del martedì”.

Momenti di trascurabile felicità”, il titolo del libro, “: le ‘Letture ad alta voce’ del martedì”, la dedica!

…ricevere un libro è già bellissimo, ricevere un libro con dedica non ha prezzo… (ne parleremo più ampiamente fra un po’)

Un paio di giorni dopo ancora, incontro un amico al quale avevo promesso un souvenir dall’ultimo paese straniero in cui mi sono recata per lavoro. Sapendo della mia passione per la lettura, contraccambia il mioregalino con un libro … con dedica!!!!!! “Mi fido di te”, non la dedica, il titolo del libro!

Mi fido di te”, il libro.”( strictly confidential)” la dedica ;-) .

Adoro i libri, non posso leggere libri che non siano miei, perché li devo avere, li voglio possedere. Chi mi sta vicino lo sa. Ma non c’è niente che mi renda più … felice … (e non trascurabilmente) di leggere una dedica per me su un libro.

Il motivo? Mille! … uno su tutti: un libro può essere acquistato e regalato ad una, due, dieci, mille persone … a chiunque, ma una dedica no! È personale! Nasce per la persona. Da me per te. Da te per me.

Cmq proprio da qui mi è venuta un’idea: noi zampettanti® uomini e donne del 21° secolo, presi da 1001 impegni, ricercandone sempre di nuovi e più stimolanti … ma … ah sì l’idea! L’idea di leggervi ad alta voce DUE libri contemporaneamente. Cos’hanno in comune? … Le dediche per me ;-)

Forse non ci rendiamo conto che a farci felici sono solo dei piccoli impetuosi momenti. La felicità non è uno stato duraturo, ma labile, fugace. E’ frutto del Carpe diem. Ogni piccolo momento anche di trascurabile felicità ci dà la forza per vivere, per accettare, per prendere la vita e plasmarla a nostro piacimento, per superare scogli, per cambiare il nostro stato da dark blue in think pink. Ognuno di noi ha i suoi … momenti intendo! Non siamo tutti uguali, ma col passare del tempo, conoscendo persone, cose, situazioni, ci rendiamo conto che tanti dei nostri momenti di felicità sono gli stessi di altri … amici o conoscenti. Con loro magari non ci relazioniamo nemmeno troppo, e ci stupiamo anche della somiglianza di alcuni combacianti momenti di trascurabile felicità, ma alla fine essendo umani, tutti: respiriamo, beviamo, mangiamo, ridiamo, dormiamo, passeggiamo, giochiamo, leggiamo, guardiamo, osserviamo, invidiamo, …

Derivante da una simpatica pubblicità che dà un valore economico ad alcune cose materiali, ma non riesce a darlo a piccole gioie impagabili – appunto: momenti di trascurabile felicità – cito volentieri:

“per l’acquisto di un libro, 10,oo € c’è Mastercard!

la dedica di un amico sul tuo libro … non ha prezzo!”

Vi leggo ad alta voce alcuni momenti incontrati nel libro che condivido in pieno come momenti di trascurabile (ma sarebbe meglio non trascurarli) felicità. Sarebbe bello che anche voi leggeste il libro e che vi rendeste conto che alla fine queste piccole gioie sono solo le singole perle che compongono la collana della vostra vita. Assaporatele, tutte, lentamente, trarrete giovamento non da una spasmodica ricerca del sacro Graal, o della Pietra Verde, ma dalla quotidiana semplicità che vi circonda.

Prima, molto prima dell’amore c’è già gioia: “Quest’anno hai incontrato lei. (…) tu non le dici che pensi esattamente la stessa cosa, perché ti sembra stupido.” Ma hai già capito prima ancora che lei lo sappia che qualcosa di importante vi unisce.

“Vi baciate (…) vuoi stare lì, con la luce fioca delle scale e il silenzio intorno e dei baci lunghissimi che sono dei baci che ti piacciono molto:” e forse, e senza forse quasi più del sesso in alcune occasioni :-(

“Quando vado a teatro (…) si spengono le luci, si fa silenzio e lo spettacolo sta per cominciare. Ci sono quei pochi secondi di attesa prima che si sentano le prime parole (…).” Adrenalina da attesa!

“Tutte le persone che non sono belle, o che sono brutte, poi quando le conosci diventano più belle, sempre.” Perché sono belle dentro!

“Poi ci sono alcune altre cose che non mi dovrebbero piacere ma mi piacciono.”

“Mi piacciono le canzoni d’amore di Sanremo, e qualche volta mi fanno pure piangere.”

“ Se sto dormendo e suona il telefono, vado a rispondere, e se mi chiedono: <ma stavi dormendo?>, dico sempre: <no>. Non so perché, ma lo faccio sempre. Alzo la cornetta e dico <pronto>con la voce più normale possibile. Dall’altra parte, la prima cosa che dice chi ha chiamato è: <ma stavi dormendo?> <No, no. Figurati>.” Dite che non l’avete mai fatto se avete coraggio?!?!?!

“Gli sms dopo le undici di sera che dicono:<dove sei?>,  che significano molto di più di quello che dicono.” ;-)

“Riuscire a scamparla quando parlo con qualcuno facendo finta di averlo riconosciuto, e in realtà non avendo la minima idea di chi cazzo sia.”

“Bere direttamente dalla bottiglia perché l’acqua sta finendo, e se qualcuno mi guarda schifato, dire:<ma stava finendo!>.”

“Lasciare la luce accesa in cucina o nell’ingresso, perché così i ladri credono che tu sia a casa e non vengono a rubare.”

“La prima e l’ultima pagina di un libro.” No questo è puro godimento, autentica gioia.

“Come fanno le varie strisce del dentifricio Aquafresh a restare indipendenti una dall’altra dentro e fuori il tubetto ( e forse anche nella cavità orale).” O altri mille quesiti, che nonostante si abbia un cognato ingegnere non si riescono a risolvere.

“Perché le cose belle sono quelle che finiscono.”Già o come ho letto da poco “perché l’insalata fa schifo e la Nutella fa ingrassare?”

“Tutti gli amici che non mi chiedono di allontanarmi se devono digitare il codice segreto. (…) No, perché ci sono alcuni (…) che ti chiedono di farlo. Secondo loro, io dovrei guardare il codice segreto, memorizzarlo, trafugare in qualche modo la carta del bancomat e andare a sottrarre 250 euro dal conto corrente(…)? Loro pensano che io sia capace di fare tutto questo e si considerano miei amici?”

“In 8 e ½ , Sandra Milo che si tuffa sul letto e dice: <Guido, mi vuoi anche bene?>.” In tutto il libro c’è un’unica scena di un film ed è questa. Non è anche la vostra preferita? Ma ce l’avete presente? Non è bellissima?

“L’acqua quando hai sete, il letto quando hai sonno.”

“Quando si alza la barra del telepass, che ho paura che stavolta non si alzi.”

“Quando va via la luce, e poi torna, tutti gli orologi digitali della casa lampeggiano e segnalano zero punto zero (00:00).”

“Il momento in cui finisce il rumore della centrifuga della lavatrice.” Ahhh che sospiro di sollievo no?

“Le grandi librerie, perché puoi girare, toccare, sfogliare, senza nessuno che ti voglia dare un consiglio.”

“(…) le corrispondenze (intese come coincidenze ndr) eccessive equivalgono ad un destino.”

“Pronunciare o ascoltare alcune frasi o parole come(…).” Disconosco, indubbio (fuori di dubbio), procedura, progetto…e le vostre?

“Il momento esatto in cui di notte i semafori cominciano a lampeggiare.”

“Tutte le nonne che portano al parco i nipoti e i loro sorrisi apprensivi quando li guardano correre.”

“ L’odore di pane del primo mattino”, ”Gli aperitivi con le mani unte dalle arachidi”, “Il giorno in cui fa abbastanza freddo da dover tirar fuori dall’armadio il primo maglione e infilarlo”, “Quelli che spengono la luce a letto e poi si girano di lato, tirandosi su le coperte”, “Le borse della spesa da svuotare”, “I bambini quando chiudono il quaderno perché hanno finito i compiti”…

Ma forse non ci rendiamo nemmeno conto che il mondo che ci circonda è talmente uno schifo che se non ci fossero quei momenti, quei meravigliosi brevissimi momenti di felicità da non trascurare, non potremmo sopportare telegiornali, ballarò, mixer, annozero, l’infedele, otto e mezzo…e la vita stessa, piena di falsità, ipocrisie e … se mi amate mi amate, ma se mi odiate … peggio per voi!

L’avevo corteggiata, come sempre si fa. (…) E’ questione di tecnica si chiama fase uno: avvicinamento. Una volta che me l’ero portata a letto avevo iniziato a fingere interessi per la sua vita. E questa è la fase due: puntamento. Solo dopo aver ascoltato il suo racconto lagnoso sui guai procurati dal padre, avevo indossato le vesti del salvatore. Sarei diventato il proprietario del ristorante ma Bianca avrebbe continuato a dirigerlo. Fase tre: fuoco, colpita.” Questo è quanto di più schifoso si raccontano gli uomini al bar? Che un uomo mi rispondaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!

“Perché anche in questo ci vuole metodo, si chiama: flessibilità”.

“Bastava un pizzico di terrore per far perdere a chiunque le coordinate di una vita incanalata secondo regole certe”.

Sappiate che se dopo “Momenti di trascurabile felicità” vivrete una vita molto più serena ed intensa, piena di gioie e soddisfazioni, appena finirete di leggere “Mi fido di te” tornerete crudelmente e brutalmente con i piedi su questa terra, a contatto con tutte le schifezze che la compongono. Dopo questo libro non potrete più sedervi e mangiare tranquillamente come prima. Dopo questo libro cosa mangeremo? E dopo le storie che racconta sul pollo, sul latte, sulle mozzarelle, sulle vongole veraci di Venezia, sulle acque minerali e su altre mille cose, mi sono convinta che siano balle! Che loro scrivono queste cose perché è un romanzo! Che non è tutto vero! VERO?

E qualcuno mi chiede come mai una volta l’anno mi sveglio all’alba e dedico tutta la giornata alla produzione di passata di pomodori? Pummarola. Perché a parte il non trascurabile divertimento di una giornata intera di chiacchiere ininterrotte, lavando, tagliando, cuocendo, passando, salando, basilicando e sterilizzando … almeno quando i miei bambini ed io mangiamo la pasta col pomodoro, possiamo con certezza dire che cos’è e come è stata fatta!

Vabbè poi ci sono anche delle sacrosante verità: “Figlio mio, ricordati che tutti i migliori affari passano dal letto di una donna”.

E altre ancora più sacrosante:”Il palato gode a contatto con il filetto di gattuccio di Clasetta guarnito con le noci dei boschi di Aritzo”.

Ma di chi parla? Forse di qualche zampettante? ”I suoi racconti non seguivano mai una linea retta ma un andamento dettato dal caos con traverse, parallele e vicoli ciechi. Poi però arrivavano sempre alla meta”. O al cuore!

E comunque a pari dei trascurabili momenti di felicità, ci sono nella vita di ognuno anche i trascurabili momenti di fastidio:

“Le odio quelle benedette tessere, mai una volta che facciano scattare la serratura al primo colpo. Mai che alla prima strisciata il semaforino piazzato sotto la maniglia segni verde”.

Zompettanti o non zampettanti, ce l’abbiamo fatta è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta, spero solo che leggiate entrambi con curiosità! Un bacio e alla prossima pazzia!

TITOLO: Momenti di trascurabile felicità + Mi fido di te

TITOLO ORIGINALE: idem+idem

AUTORE: Francesco Piccolo + Francesco Abate + Massimo Carlotto

CASA EDITRICE: Einaudi+Einaudi :-)

NR. PAGINE: 133 + 175

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UOMINI CHE STIMANO LE DONNE in omaggio a “SE NON ORA QUANDO…”

Un sabato del 2009 mi imbattei in un articolo del Corriere della Sera di Paola D’Amico….

Rewind ….

Incipit: spero abbiate capito, dai testi che scrivo o che Leggo ad alta voce per Voi, che per me la donna NON è come l’uomo, sono infatti consapevole del fatto che siamo diversi in moltissimi campi e che quindi, la cosiddetta “PARITA’” vada presa con le dovute delicatezze. E per citare e ri-citare: “Né meglio né peggio, diversa!”

Detto questo ogni volta che mi imbatto in articoli come “ Valchirie del 2000” oppure “Le donne e il <nuovo femminismo>” ecc ecc resto un po’ … come dire … sbigottita e da una parte sono tentata di leggere, ma allo stesso tempo innervosita dall’arroganza di alcune donne e dalla caparbietà di alcuni uomini. Le prime in senso integralista i secondi in termini dispregiativi.

Ultimamente mi è capitato di cambiare la mia immagine in FB – su suggerimento di un’amica per la campagna “IO SONO…” – con quella di una donna non diciamo importante, perché ognuno di noi è importante per qualcuno, ( a questo proposito cito un caro amico che in un momento di mio sconforto e di mio down nei confronti della vita mi disse: Tu sei importante! Pensa ai tuoi figli se non ti vedessero tornare a casa alla sera, pensa a tua madre e a tuo padre che con amore e dedizione hanno fatto di una bambina una donna, pensa a tua sorella che ha fatto di te un punto di riferimento, pensa a tutte queste persone e capirai che TU SEI IMPORTANTE!) ma ad una donna che ha lasciato il segno … un qualsiasi segno  …. nella storia.

Alcune amiche hanno cambiato la loro immagine con scienziate, altre con artiste di grosso calibro, altre ancora con politiche che hanno fatto la nostra storia, io ho messo la foto o meglio il ritaglio di un quadro. Un ritratto d’amore! “Il suo silenzio è il mio. I suoi occhi, i miei. È come se Bella mi conoscesse da tanto tempo, come se sapesse tutto della mia infanzia, del mio presente, del mio avvenire. […] Sentii che era lei la mia donna. Il suo colorito pallido, i suoi occhi. Come sono grandi, tondi e neri! Sono i miei occhi, la mia anima” Marc Chagall.

Al legame di tutte queste espressioni di donnismo che ci circondano “IO SONO…“, “SE NON ORA QUANDO ...” ecce ecc, mi collego grazie al nostro amico Celestino e le sue coincidenze al mio post. Quindi, tornando a noi … un sabato del 2009 mi imbattei in un articolo del Corriere della Sera di Paola D’Amico … e per non sapere che farne, ma incuriosita dal titolo … lo ritagliai e lo misi in un posticino. In questi giorni, ripulendo cassetti chiusi da anni, quelli noti per essere pieni di cianfrusaglie: elastici, burro cacao sul finire, graffette, biglietti da visita di sconosciuti, appunti su regali da prendere ecc, ritrovo questo vecchio ritaglio di giornale e presa dalla smania della decisione: “butto solo quello che non serve”, decido di scorrerlo velocemente per valutare la defenestrazione del papel o la custodia gelosa di un decalogo donatomi da fonte divina.

Anche a voi l’ardua sentenza:

“La forza delle donne sta in 10 punti”, scrive Veronesi.

1. La capacità di conciliare lavoro e procreazione; (certo agli uomini questo diritto è ancora precluso … per fortuna!)

2. La resistenza alla fatica:”posso testimoniare come le donne sappiano accettare e affrontare meglio la malattia”; (alcuni casi, molto rari per fortuna, ma esistenti, sono eccezioni a conferma di precetti atavici)

3. La motivazione al lavoro e l’attaccamento con costanza all’istituzione che rappresentano; (a partire dall’istituzione famiglia, per finire alle mamme coraggio legate e incatenate a difesa di un ideale)

4. Il senso della giustizia: metà dei nostri magistrati sono donne, molte sono alla ribalta per integrità e fermezza di giudizio; (abbiamo visto pochissime donne ballare il Bunga Bunga nei loro Pied à terre!)

5. La tendenza all’armonia: rende maggiore, rispetto agli uomini, il senso della disciplina e dell’organizzazione; (noi siamo zampettanti, possiamo fare “cose” contemporaneamente e dicendo “cose” resto vaga ma conosco alcune donne che riescono a fare 7/8 “cose” contemporaneamente e quando dico contemporaneamente intendo proprio simultaneamente!!! Questo è possibile solo con un’organizzazione rigorosa e una disciplina innata)

6. La maggior sensibilità artistica e culturale. Dal cinema al teatro, agli incontri: la maggioranza dei partecipanti è donna; (noi siamo interessate, a volte pettegole e invadenti, ma questo solo se viene visto con una connotazione negativa, altrimenti e del resto è la realtà dei fatti: crea e alimenta la sensibilità artistica e culturale)

7. La capacità intellettuale di ragionamento e concentrazione: “più della metà dei miei ricercatori è donna”; (Curiosità è donna. Per antonomasia direi, quando si parla di donne si parla di persone curiose, che cercato il punto che lo focalizzano lo puntano e ahimè … lo raggiungono)

8. La maggiore forza decisionale nei momenti critici. Esempio: se fallisce un matrimonio, è la donna a chiedere il divorzio; ( e a tagliarsi i capelli :-) )

9. “la donna è naturalmente meno aggressiva dell’uomo  e nella nostra società l’aggressività è un handicap”; ( noi non siamo cattive siamo state disegnante così nella mente degli uomini – Jessica Rabbit docet)

10. “la donna è portatrice di pace e l’assenza di conflitti è la condizione per lo sviluppo del processo civile”; Non so commentare quest’ultimo punto, ma non ho mai visto una bimba giocare alla guerra, al massimo un vestito di cattivo gusto per la Barbie abbinato male alle scarpe, ma direi che la prerogativa del “giocare alla guerra” è prettamente maschile.

TITOLO: “Il Decalogo” tratto da un articolo di Paola D’Amico del Corriere della Sera dal titolo “ Le donne e il << nuovo femminismo>> <<Reinterpretiamo le nostre conquiste >>

AUTORE: Umberto Veronesi

CASA EDITRICE: Corriere della Sera

NR. PAGINE: 1

Inserito in quotidiani nazionali | 7 commenti

Sorelle

“SORELLE” …sorelline, sorellastre.

“Così diverse eppure … così sorelle”

Questa è una dedica. No! Questa è “LA dedica”, è la dedica di mia sorella ad una foto in cui ci stiamo abbracciando. Io: insolitamente :-)  biondissima e tendenziosamente vestita di bianco, lei insolitamente :-) mora e candidamente vestita di nero.  Noi siamo sempre state un po’ così: lei moracciona molto diavolesca di aspetto, ma candida e pura e sincera e leale fuori dai limiti e dalle regole, anzi a volte proprio a dispetto di esse, io … un po’ meno! :-(

Penso che essere legati da un filo di sangue, da alcune cellule di DNA ad altre persone, abbia un senso … a volte. “Due sorelle sono due corpi attaccati l’uno all’altro per l’infanzia”

A volte abbiamo sorelle che sono sorelline, care amiche, affettuose mammine, aperte confidenti, dolcissime compagne;  altre volte le nostre sorelle, sono sorellastre nell’accezione più negativa del termine (Caino e Abele ci hanno insegnato :-( ), nemiche, ostili, rivali. Ma a volte abbiamo anche amiche che sono sorelle, abbiamo amiche che arrivano e poi se ne vanno, ma restano comunque sempre nel nostro cuore. Abbiamo anche amiche che nonostante le distanze logistiche o anche solo mentali, restano con noi per sempre. Le sorelle … loro no, nel bene e nel male, loro restano, sempre, accanto a noi. Sono un pezzo di noi, sono una parte della nostra felicità, sono … sorelline. Vi auguro di cuore, perché vi voglio bene, di avere una sorella!

Questo libro di Lidia Ravera è un sunto del rapporto, dei rapporti più disparati che ci sono fra sorelle, e a mio parere anche fra amiche. Sì perché noi, intendo noi femmine, donne, regine®(LOL LOL), dame, siamo diverse da voi, altro diverso sesso da noi che ci leggete. Cioè quello che voglio dire non riguarda la parità, le suffragette ecc. Intendo dire noi abbiamo modi di pensare diversi, siamo fisiologicamente diverse da voi (maschi). E come ci ha insegnato Arnau: “né meglio né peggio, diverse!”. Cmq, insomma, quello che voglio dire è che siamo diverse e i rapporti fra di noi sono molto complicati, più profondi  forse, più tortuosi ed enigmatici, ma anche più intimi e più assoluti.  Ahimè nel bene e nel male.

Nel libro ci sono sorelle, sorelline e sorellastre (si legga amiche se questo è il vostro caso …).

SORELLINE che si amano e si stimano: “Angelica è l’innocenza attiva, espulsiva, non tiene niente per sé, e la sua coscienza è sempre linda, pulita, netta come la luce del mattino (ma capite???? La luce del mattino??? Capite??? se paragoniamo nostra sorella alla luce del mattino, potete pensare quale amore si può provare per lei? ) spolverata in ogni angolo. Anche quando mente è sincera, e saggia anche quando non capisce.”

Parliamo di amicizia e di complicità, di ironia: “Cara Angie, nelle intenzioni, questa mia è una lettera. Temo che non sia il tipo di lettera che tu vorresti ricevere, ma credo che se una persona vuole ricevere una lettera molto simile alle sue dovrebbe scriversi da sola.”

Ma anche di conforto e appoggio:”A quarant’anni si vive una specie di torrido agosto. Fa ancora caldo, ma l’estate sta per finire, e dietro dite ci sono giorni di sole accumulato, detriti portati dalle maree.”

-         La settimana scorsa ho pranzato con un’Amica, ha detto che faccio capire che dei libri che leggo, più che la trama per me sono importanti le parole. Mi ha fatto pensare, perché io … boh lo facevo, lo faccio, ma non lo vedo, cioè non mi rendo conto del motivo per cui mi piace un libro. Ma sì chiaro, questo è uno dei campanelli che mi fa scegliere un libro piuttosto di un altro. E forse questo è il motivo per cui leggere in lingua originale dà una diversa soddisfazione che non leggere libri tradotti. Poesia, anche la prosa è poesia. Questo penso! Mi piace pensare che il mio modo di leggere possa contagiare. Lidia Ravera scrive poesie sotto forma di prosa. La storia … sì sì la storia è importante, ma le parole, le parole … sono quelle che contano, la stessa storia scritta con altre parole avrebbe risultati del tutto diversi. –

-         Voi come scegliete i vostri libri? Andate in biblioteca, in libreria, e … cosa fate? Come scegliete uno fra mille il vostro prossimo libro? Io ascolto e annoto. Radio, Tv, riviste, giornali, amici, nemici, parenti … Ma se ho finito le annotazioni e i consigli, e i regali? (adoro che la maggior parte dei miei regali siano libri!!!!) Vado e apro. Leggo dieci righe a pagina 20 di un libro, oppure 7 righe a pagina 60 di un altro, e poi scelgo. Cosa volete capire da un titolo, da una copertina, dalle solite frasi rubate a giornalisti famosi (non scriverebbero mai: libro noioso, ma compratelo altrimenti l’autore si suicida :-) ). Leggete poche righe e se siete là, se in quelle poche righe vi incuriosisce, vi ispira, vi innamora … prendetelo, è l’altra metà della vostra mela :-) -

E distacco, nostalgia:” Ma scrivere è più potente, è un risarcimento per solitudini precoci, non volute, come questa separazione fra sorelle. Ora che siamo povere una dell’altra, ci scriviamo. Le telefonate non mi piacciono(…).”

Confronto: “Figurati, il mondo è pieno di sorelle che passano la vita ad ignorarsi.”

E poi c’è … amore: “E qual è l’equilibrio? Dov’è? (…) Qui. Adesso è qui. (…) Non senti? Non lo senti che la somma di noi due è uno?”

Scusate, ma non invidiateci, voi non sapreste mai amare così senza rischiare di essere dolcemente fraintesi. Noi siamo libere di farlo o di non farlo!

SORELLASTRE nella loro tagliante ironia: “<(…)E’ una magnifica domenica di maggio e lei vuole studiare!><Veramente è febbraio.><E non ti sembra eccezionale che una domenica di maggio cada in febbraio?>”

Diverse ma così unite:”Ho vent’anni, lei ne ha quarantadue. Lei si è sposata tre volte. Tra un matrimonio e l’altro conviveva con chiunque. IO sono vergine. Lei è stata perfino omosessuale. Ha organizzato orge. IO mi annoiavo anche alle feste.”

Ma anche cattive: “Mi ha tirato un mazzo di chiavi. Le ho lasciate cadere, maldestra. <Gesù, che scimmia> ha detto lei.”” La tua inappetenza per la vita mi dà l’ansia”.

A volte, raramente, ma a volte, giudicanti:”E’ una donna vulcanica, eternamente ruttante. Non si tiene dentro niente”.

Polemiche e consigliere:”(…) a vent’anni gli uomini sono una funzione del tuo narcisismo, a trenta assolvono compiti d’economia… a quaranta sono del tutto inutili. Ma a cinquanta possono diventare improvvisamente essenziali”

Ma, vedete… anche se di sangue misto … dolci, perché unite da un sottile filo di amore o di affetto di parentela o di amicizia.”Ti ho sequestrata. E lo sai perché? Perché mi sentivo sola.”

Il libro, è diviso in tre lunghi paragrafi. Quindi Sorelle, Sorellatre e Sorelline. Normalmente non sono attratta da questi libri composti da vari racconti, ma questo … un po’ per il tema che tratta, un po’ per il fatto che i tre racconti sono tutti sullo stesso argomento con una sorta di trait d’union fra uno e l’altro, boh non si riesce a percepire che sono tre.

Chiaro che se siete dei lettori attenti, (vi voglio bene anche se non lo siete LOL LOL) avete visto che manca l’ultimo toccante capitolo SORELLINE, ma come al solito io vi lascio un vuoto che vorrei riempiste voi, leggendo il libro.

Un ultima cosa per entrare un po’ di più nelle vostre vite e concedere a voi di entrare un po’ di più nella mia. Un vezzo, un ricordo che vi chiedo di rivivere e se avete voglia … di raccontare ad alta voce a qualcuno: quando eravate piccine avevate un gioco preferito che facevate con vostra sorella, con una vostra amica? Vi racconto il mio: io e mia sorella giocavamo a “porcellino” ( non ho mai capito perché lo chiamavamo così :-O) a turno eravamo le titolari di un negozio di cose che ci piacevano tantissimo – il mio era un negozio di rivendita di motorini CIAO – ed entrando chiedevamo la cosa che ci piaceva di più, ma non si potevano dire alcune parole tipo: sì, no, bianco, nero ed altre…. Andavamo avanti per ore di notte, con le urla di mia madre: “ state zitteeeeeeeee, dormiteeeee!!!!”. E poi c’erano i premi perché molte volte, a turno, eravamo la milionesima persona che entrava e quindi vincevamo … sempre che non dicessimo le parole vietate :-) .  Al solo pensiero mi viene da ridere, di tante cose che facevo con lei, questo ricordo è uno dei più vivi.

“Se non fossimo state sorelle, ci saremmo scelte”.

TITOLO: Sorelle

TITOLO ORIGINALE: Idem

AUTORE: Lidia Ravera

CASA EDITRICE: Piccola Biblioteca Oscar Mondadori

NR. PAGINE: 213


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