Leggo, sapete? Leggo libri. Solitamente, normalmente, consapevolmente, quotidianamente. Ma faccio fatica, molta fatica, a leggere riviste… i cosiddetti magazine femminili. Forse ne sono un po’… come dire disorientata, intimidita. Non so se devo guardare la pubblicità dell’ultima tendenza della moda, o le lettere dei quotidiani problemi femminili, o i servizi su attori o attrici emergenti. Attenzione non è che non mi piacciano, anzi quando poi ne inizio uno lo devo assolutamente finire. Però sono molto pigra ad iniziarli. Al contrario di quando invece mi metto a leggere un libro: qualsiasi momento, qualsiasi luogo, sono opportuni. Un anno fa mi hanno regalato un abbonamento ad A + AMICA. Per chi non lo sapesse A è un settimanale e AMICA è un mensile. A volte mi arriva A della settimana e mi accorgo che quello della settimana precedente giace ancora cellophanato ed intonso sul comodino
AMICA poi è un mensile come dire… di peso! A volte raggiunge le 500 pagine (aaaarrrrggggghhhh!!!!). Comunque, sfogliando con un paio di mesi di ritardo un AMICA di quest’estate, sono inciampata in un articolo che tufffffff, mi ha estasiata. Non è lo scopo di questo blog copiare articoli estrapolati su riviste, ma appena ve lo presenterò, capirete che calza perfettamente con me, con noi! Quindi una tantum mi sono permessa di trasmettervi questa interessante perla di saggezza.
Per onore di cronaca, citerò articolo, autore, fonti e editore, interamente, senza modificare una virgola, proprio per lasciare tutti gli oneri e gli onori all’autrice e all’editore.
LEGGERE E’ RICORDARSI DI TUTTO di BARBARA PIETRONI
DEDICA
Dedicato a chi legge 45 pagine all’ora di un’opera classica e 60 pagine di un libro leggero (annina1986); a chi, seduto nello scompartimento di un treno, legge non più di 20 pagine all’ora, perché si fa tentare dalle distrazioni (easy-boy82); a chi abbassa vertiginosamente la media, perché tra il dire e il fare passa sempre un quarto d’ora di mare (maruskajesus3, alfemminile.com); a chi pensa che il clima migliore per leggere sia quando fuori piove, nevica o fa fresco (89 per cento, booksblog.it/post/3804/sondaggio-il-clima-migliore-per-leggere); a chi, per non rovinare la copertina di un libro, una volta la foderava con “pellicola plastica per libri”, ma adesso che i libri sono troppi e il tempo scarseggia si vede costretto a scegliere se impiegare il tempo a leggere o a foderare (Antonio), infine a chi ama i libri vissuti, perché “il libro va aperto, squinternato, segnato, chiosato, fatte le orecchie; va riposto in verticale o in orizzontale come più ci ispira, va riempito di fiori, foglie, biglietti dell’autobus, del cinema o del teatro… ogni libro è uno scrigno che a distanza di anni, riaprendolo, tira fuori il suo tesoro e ti apre le porte della memoria” (isabella.m, it-cultura.confusenet.com/showthread.php?t=247259).
PREFAZIONE
Inutile dilungarci sull’importanza del leggere. Si potrebbe brevemente dire che: “Chi non legge buoni libri non ha nessun vantaggio rispetto a chi non sa leggere”, Mark Twain; “ Quando vendi un libro a una persona, non le vendi solamente 12 once (340 grammi, ndr) di carta inchiostro e colla – le vendi una nuova vita intera”, Christopher Morley; “ leggere un libro è come riscriverlo per se stessi. Nel romanzo che si legge, si trasferiscono tutte le esperienze che si sono fatte e tutto quello che si è letto fino a quel momento”. Angela Carter; “Capisci di aver letto un buon libro quando, voltando l’ultima pagina, ti senti un po’ come se avessi perso un amico”, Paul Sweeney.
CAPITOLO I
Gli occhi di Miriam vagavano veloci sulla pagina aperta del libro che aveva in mano e improvvisamente si soffermarono sulla frase: “Esiste un’arte del leggere, così come esiste un’arte del pensare e un’arte dello scrivere”, Isaac Disraeli. Prese una matita e appuntò a margine queste parole: “Ricordarsi che: 1. Leggere è importante perché linguaggio e pensiero sono fortemente correlati; 2. Scrivere a margine sviluppa una sinergia tra la parte sinistra e la parte destra del cervello, allena al pensiero laterale, crea un ipertesto”. Fissò il primo punto, la grafia leggera della matita, le parole che aveva scritto e visualizzò il loro significato. Si ricordò di quando sua madre, qualche anno prima citando un articolo di giornale, le aveva raccontato dello strano pensiero di una psicologa di Stanford University dal cognome altrettanto strano, Boroditsky o qualcosa del genere, la quale sosteneva che persino un caso fortuito nella grammatica di una lingua (il genere di un sostantivo, per esempio) può avere un effetto significativo sul modo di pensare di un popolo. L’articolo diceva che in occasione dell’inaugurazione del Viaduc de Millau in Francia i giornali tedeschi avevano utilizzato frasi del tipo: “fluttuante sopra le nuvole” con “eleganza e leggerezza” e bellezza “ che toglie il respiro”. Quelli francesi, invece, avevano descritto il viadotto come “immenso” e “massiccio gigante”. Per la psicologa, interessata alla linguistica cognitiva, non era un caso che i tedeschi, nella cui lingua la parola ponte è di genere femminile, ne avessero esaltato la bellezza e che i francesi, per i quali ponte è di genere maschile, ne avessero sottolineato la potenza e la solidità. E Miriam si ricordò di come, da quel giorno del 2004, tutti i ponti avessero perso per lei la loro semplice immagine di ponte e fossero diventati strutture di collegamento tra pensieri e parole, tra modi di pensare e modi di parlare. Fece un asterisco accanto al punto numero uno e, in fondo alla pagina, aggiunse: “Ricordarsi di leggere buoni libri per sviluppare una buona capacità di pensiero, vedo William Shakespeare”.D’altronde – lo aveva sentito dire in una conferenza alla University of Liverpool, a cui aveva recentemente partecipato – leggere le opere di Shakespeare provoca un picco dell’attività cerebrale: la tecnica shakespeariana del cambio funzione (l’uso di un sostantivo che funge da verbo, per esempio) costringe il cervello (che comprende il significato della parola prima della sua funzione all’interno della frase) a tornare sui suoi passi, con lo stupore e l’entusiasmo di un bambino che scopre l’esistenza di un mondo nuovo. Allora Miriam provò piacere nell’indugiare e, per qualche secondo, tornò sui suoi passi.
CAPITOLO II
Miriam spostò la matita dalla mano destra a quella sinistra e sottolineò il punto numero due. Era uno dei tanti esercizi che faceva per rinforzare le connessioni neurali del cervello ed eventualmente crearne delle nuove. Insieme a : vestirsi con gli occhi chiusi, ascoltare la musica godendosi, al tempo stesso, il profumo di un mazzo di fiori o semplicemente buttarsi a capofitto in un’esperienza cognitiva come la lettura. Meglio se accompagnata dalla scrittura (a margine o su un foglio volante) di appunti, di annotazioni, di riflessioni. Qualcuno sul treno la guardava inorridito, come se i bordi bianchi delle pagine di un libro fossero sacri quanto il contenuto stesso, ma non sapeva che in questo modo Miriam si allenava all’equilibrio tra l’emisfero sinistro e quello destro del cervello. Con il primo leggeva, analizzava, usava la logica, manteneva il senso del tempo, pensava sotto forma di parole e in modo sequenziale; con il secondo scriveva appunti e riflessioni, sintetizzava, si liberava dal tempo, pensava sotto forma di immagini e in modo simultaneo (dove cioè il prima e il dopo non esistono). Con il primo pensava in termini di sì, no e, o”; con il secondo aggiungeva numerosi “se” e tutta l’immaginazione che una congiunzione ipotetica è in grado di portare con sé. In questo modo riusciva cioè a dare spazio a quella parte della mente, la destra, che spesso è considerata, anche se a tortola più sacrificabile: quella della creatività. Fece un asterisco al punto numero due e, in fondo alla pagina, aggiunse: “Ricordarsi di non rinunciare mai ai se”. Analizzò velocemente quanto margine bianco le fosse rimasto a disposizione e, per associazioni di idee, si ritrovò subito a riflettere sul fatto che scrittura a margine e pensiero laterale fossero entrambi collocabili in un’area non centrale, cioè marginale o laterale, per l’appunto. Non poteva essere una coincidenza, anche solo per la semplice ragione che entrambi facevano capo alla parte più creativa del cervello (l’emisfero destro). Il pensiero laterale è un pensiero libero da opinioni preconcette, che arriva a una soluzione non prevista, ma possibile, attraverso maniere differenti di guardare le cose. E, come la scrittura a margine, è un ponte tra il pensiero lineare ( che procede lungo una linea fino alla conclusione) dell’emisfero sinistro e quello associativo ( che ha la capacità di raccogliere e riallineare tutti i significati) dell’emisfero destro. Forte di questo legame ristabilito, Miriam continuò scrivendo: “Ricordarsi di stare sempre con un piede dentro e l’altro fisso sul confine”.
EPILOGO
Rilette velocemente tutte le sue annotazioni, Miriam ebbe l’impressione di aver scritto un libro nel libro, di aver aperto delle piccole finestre ipertestuali che rimandavano a un mondo molto più vasto e ricco di collegamenti e ramificazioni. Le venne in mente la frase della poetessa ungherese Emoke B’Racz che, più o meno, diceva così: “Oh come la mi avita è stata condotta in terre sconosciute e come è diventata più ricca – tutto questo per le parole scritte su una pagina. Un libro può avere 560 pagine, ma in sole tre pagine può cambiare la vita di chi lo legge”. Chiuse il libro e sulla copertina, in corrispondenza del titolo e sotto lo sguardo sorpreso di una vecchia signora che le sedeva accanto, tracciò con un pennarello un enorme asterisco, lo riportò alla base della pagina e scrisse: “Ricordarsi di tutto”.
TITOLO: Leggere è ricordarsi di tutto
TITOLO ORIGINALE: idem
AUTORE: Barbara Pietroni
CASA EDITRICE: RCS PERIODICI SPA
NR. PAGINE: 3


Cara Monica,
sono felice che il mio articolo ti sia piaciuto e molto onorata che tu l’abbia appuntato nel tuo blog (“appuntato”, come ha fatto Miriam, scrivendo un libro nel libro). Grazie…
Barbara
Carissima Barbara,
che onore la tua iscrizione sul mio Blog, ieri sera ho cercato tanto un tuo indirizzo mail per poterti girare il post, e non sono riuscita a trovarlo. Ben lieta che a trovarmi sia stata tu! grazie veramente di cuore. con simpatia Mo’
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di passaggio sul tuo blog, ho letto e mi è piaciuto.
un saluto.
Grazie Gabriele, spero di darti un altro passaggio anche in altri futuri momenti!!!!
xxxMo’