Tre fiammiferi

Quando si scrive su un Blog, non si ha mai veramente la percezione di cosa si possa essere agli occhi dei lettori. Non si ha mai veramente la percezione che qualcuno ti legga! In realtà forse non ci si crede nemmeno. Che qualcuno ti legga intendo!!!!! Dai io scrivo perché mi piace, scrivo perché ho voglia di leggere a voce alta per qualcuno, e non avendo nessuno per cui leggere, mi invento uno o più amici immaginari. Da bimbi si faceva così no? Ho più amici immaginari adesso di quando avevo 5 anni :-)

In realtà è da oltre un mese che non scrivo, saltando ben due appuntamenti col mio post bisettimanale e un’amica preoccupata mi scrive un’e-mail: “Va tutto bene?” … ??? … Poi essendo stata per un po’ all’estero, e ripromettendomi di risponderle al mio rientro, lei, non vendendo risposta mi chiama. Insomma, qualcuno si preoccupa per me … tramite il mio Blog. Sapendo che famiglia, bimbi, lavoro, corsa, teatro, lettura e impegni vari non potrebbero farmi desistere dall’impegno che mi sono assunta, si preoccupa. Le manco, beh dai … non io, le manca l’appuntamento quindicinale con il mio piccolo post! E sapete una cosa? Ne sono lusingata!

Grazie Miki!(e non è un nome di fantasia! … Mi farà causa?)

Quindi dopo un momento di blocco dello scrittore, in realtà più che blocco dello scrittore era un momento in cui mi sentivo un po’ demotivata, adesso riparto. (ri-grazie Miki!)

Ma siccome leggere è leggere e scrivere è scrivere (bah forse il blocco c’è ancora LOL LOL) avrei deciso se voi siete d’accordo di alternare un po’ più spesso, ai libri, articoli che mi colpiscono o che riconosco in alcune situazioni della mia vita, e … leggerveli!

Il primo articolo che avevo citato grazie a Barbara Pietroni era effettivamente molto adatto al mio piccolo Blog. Questo che sto per citare … ne parleremo.

Pochi giorni fa mi è capitato di leggere una poesia sulla bacheca di un amico in FaceBook:

Tre fiammiferi accesi

Uno per uno nella notte

Il primo per vederti tutto il viso

Il secondo per vederti gli occhi

L’ultimo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo fra le mie braccia.

Wow no? È un inno all’amore? Si lo è! È di Jacques Prévert e parla d’amore. D’amore forse è per usare un eufemismo. Parla di un dolcissimo amore. Parla di un amore intenso, di un amore che scoppia dentro. Nasce piano piano, decantando la bellezza dell’amata, assaporando lentamente, alla fiamma dolce e delicata di un fiammifero le parti più sensuali della propria diletta. Poi la passione scoppia col buio e l’abbraccio intenso esprime l’amore, il bene che lui prova nei suoi confronti, come un bimbo che abbraccia la propria mamma per trasmetterle il calore e il bene incondizionato che nutre.

Poche ore dopo mi sono imbattuta in un articolo di Barbara Alberti. Parla di tre fiammiferi. E parla d’amore. Conoscete il libro “La profezia di Celestino” ( me lo regalò un amico sette anni or sono, e lo ringrazio ancora oggi per avermi aperto gli occhi, che prima vedevano solo cose che si potevano toccare con mano, ad un mondo un po’ più mistico e contemplativo. Sopravvivere e vivere! Ma anche questa è un’altra storia) dovrei commentarlo su Letture ad alta voce. Oddio, nonostante il buon Celestino ancora mi stupisco per vedere le coincidenze nelle situazioni della vita, quando siamo solo noi a vederle o cercarle.

L’articolo che citerò non ha nessun riferimento a fatti o persone realmente esistiti o esistenti, solo un legame di omonimia sul titolo e sull’argomento: l’amore.

Seppur trattato da punti di vista decisamente diversi, sì decisamente!

“C’era una volta la piccola fiammiferaia. Era Natale e lei stava fuori, nel gelo, esclusa dalla festa, con la sua scatoletta di fiammiferi che nessuno voleva comprare. Ne accese tre. Coi primi due si immaginò al caldo, col terzo che appariva la nonna, che la portava in paradiso. Cioè morì di freddo. Ma chi sarà in questo Natale la piccola fiammiferaia? Io, l’amante. L’amante di te, uomo sposato.

Starò io, come la bambina dei fiammiferi, chiusa fuori dalla casa in festa.

Maledetto Natale. Non potrò nemmeno telefonarti. Mi risponderesti con quella voce da marito, facendo finta che sono qualcun altro.

Sola nel freddo della via, guardando le tue finestre accenderò il primo fiammifero, e mi apparirà la vostra sala illuminata, i tuoi modi di colpevole, e la paura che tua moglie lo scopra.

Accendo il secondo fiammifero, e vedo che qualcuno, scherzando, fa il mio nome, e tu lasci che si parli di me come di una scema un po’ troia.

Sul marciapiede accendo il mio terzo fiammifero, e vedo il nostro primo incontro. L’amore ci colpì alle spalle, come l’assassino che sbuca fuori da un vicolo.

E vedo te, e tua moglie, come statue desolate, e vedo che piangi.

Ti amo, mio disgustoso uomo, mio uomo sposato.

I fiammiferi sono finiti. Ma non finirà mai la mia pazienza di nutrirmi di avanzi.

Mio indigeribile.

Mio indeciso.

Mio indispensabile.

Uomo sposato:”

Lo stesso concetto divide l’umanità, fate parte della prima storia o della seconda?

TITOLO: Il Natale dell’amante

TITOLO ORIGINALE: Idem

AUTORE: Barbara Alberti

CASA EDITRICE: RCS PERIODICI SPA

NR. PAGINE: 1

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2 risposte a Tre fiammiferi

  1. miki scrive:

    “Le lettere spedite ai giornali raccontano, con insignificanti variazioni, molte storie come questa. Noi siamo la colla. Siamo quelle che tengono assieme i pezzi dei matrimoni sgangherati degli altri, che li fanno durare quando un barlume di autocoscienza basterebbe a farli implodere, siamo la valvola della pentola a pressione, lo sfiatatoio del troppo pieno, la messa a terra, un corpo conduttore a potenziale zero.
    Non conosciamo l’arte di una tranquilla serenità, ma quella, più intermittente ed effimera, della temporanea assenza di noia.
    Mi sento piccola, schiacciata davanti all’immagine enorme, potente, incorruttibile che lui ha di lei, la Madre, e che relega me nell’unico ruolo rimasto nel cast, l’allegra puttana che ti resta nel sangue come lo zucchero e di cui senti la mancanza solo tre giorni dopo che se n’è andata.” (Benedetta Cibrario, “Sotto cieli noncuranti”).
    Mi ha colpito l’articolo che hai scelto. E’ un pugno nello stomaco che spinge a chiedersi, magari così, anche solo di sfuggita, da che parte del vetro sia preferibile stare. Potendo scegliere, da nessuna delle due, ma in queste situazioni ti ci ritrovi tuo malgrado, qualunque sia il tuo ruolo nel cast (“l’amore ci colpì alle spalle, come l’assassino, che sbuca fuori da un vicolo”). Allora è una roulette russa perché probabilmente nella maggior parte dei casi è più facile lasciare che sia il destino a decidere chi si salva. Se qualcuno si salva (ripenso a “La sposa americana” e a “Seta”).
    Insomma, stavo riflettendo proprio su questo quando mi sono imbattuta in queste righe della Cibrario (avrei voluto metterle in corsivo, ma non trovo più come si fa).
    Sui fiammiferi invece non ho trovato niente…
    un bacio, miki

    p.s.: quanto le tue belle parole mi hanno commosso te lo dico in un orecchio perché è un segreto!

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